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Integrazione interculturale e orientamento scolastico

di Paola Ottobre

Centralità della persona e convivenza costruttiva.

Questo articolo è stato scritto con la collaborazione di Giovanni D'Angio' e Arianna Recco.

 

L'integrazione interculturale è da tempo una scelta consapevole e necessaria per il sistema scolastico, che deve confrontarsi ogni giorno con la compresenza sul territorio di molteplici culture. Per la scuola, l'intercultura rappresenta un progetto di promozione del dialogo e del confronto fra culture, come risorsa concreta per lo sviluppo sia degli individui sia della società. L'integrazione interculturale nella scuola va declinata nella dialettica del pluralismo in grado di aprire la strada a tutte le differenze: luogo d'origine, di genere, livello sociale e storia scolastica. Si tratta di un approccio che non divide le relatività culturali in mondi separati con stereotipi e folklorizzazione delle diversità, ma che riunisce gli studenti secondo la logica della democrazia e della "convivenza costruttiva". L'interculturalità riconosce il conflitto relazionale fra differenti identità, educa ad apprendere strategie per la risoluzione dei conflitti, a decostruire l'etnocentrismo mascherato e a costruire insieme una prospettiva di reciproco arricchimento. Pertanto, l'obiettivo primario dell'educazione interculturale è orientato all'edificazione di un patto pedagogico che valorizzi la centralità della persona in relazione con l'altro,  con attenzione alla diversità e alla storia di vita familiare e sociale dello studente. Come per tutti gli alunni, anche ai minori di origine immigrata devono essere rivolte azioni a garanzia della promozione delle risorse per il diritto allo studio e la partecipazione alla vita scolastica.

La pluralità delle provenienze nell'ambito scolastico, costituisce una condizione ottimale per l'integrazione, favorendo la mescolanza degli alunni e incidendo positivamente sui risultati scolastici. Al contrario, se in una classe sono presenti studenti provenienti solamente da due o tre Paesi stranieri, l'integrazione si presenta più problematica, perché con maggior frequenza i ragazzi tendono a chiudersi in "piccole identità etniche” isolandosi dal resto del gruppo. La lingua è sicuramente una delle prime problematiche da affrontare per l'inserimento degli alunni stranieri. Imparare la lingua, significa poter comunicare con i compagni di classe, con il corpo insegnante, poter manifestare le proprie necessità e i propri desideri, interagendo a tutti i livelli con il mondo che li circonda. L'acquisizione della lingua consente agli studenti stranieri di partecipare a tutte le attività didattiche e di sentirsi parte della comunità scolastica.

 

olto più complicato è utilizzare la lingua per lo studio delle materie scolastiche, che richiede tempi di acquisizione maggiori.                             

Non solo la lingua, ma anche l'età del minore straniero incide sul processo d'integrazione, ovviamente l'inserimento dei bambini nella scuola materna sarà maggiormente semplificato, con difficoltà meno tangibili, ma analoghe agli altri scolari. Per un'integrazione interculturale, occorre promuovere la valorizzazione del plurilinguismo, inteso come opportunità per gli alunni  non solo d'acquisire la nuova lingua, ma di mantenere l'idioma d'origine attraverso azioni ad hoc.

Mentre la famiglia avrà il compito di  promuovere le forme dialettali della comunità d'appartenenza. Se l'acquisizione e l'apprendimento della lingua, rappresentano lo scoglio più difficile d'affrontare per l'integrazione scolastica dello studente immigrato, occorre che l'istituzione scolastica non agisca a caso, ma secondo un protocollo d'accoglienza con linee di azione predefinite, che vede coinvolti tutti gli attori sociali.              L'accoglienza è sicuramente un momento molto delicato, che stabilisce le basi del processo d'integrazione futuro.

Il primo inserimento nella scuola prevede la raccolta di informazioni sulla storia personale, familiare e scolastica dell'alunno immigrato, attraverso i colloqui con i genitori, momenti di osservazione del minore, la documentazione a disposizione e l'intervento di mediatori linguistico-culturali. L'aspetto conoscitivo, consente alla scuola di individuare la classe e la sezione d'inserimento idonea alla condizione generale del nuovo studente.

Inoltre, rilevando i bisogni e le competenze del sapere già acquisite dal minore straniero, sarà possibile per il corpo insegnante delineare un percorso pedagogico-didattico individualizzato.                                            In questa prima fase è importante, ai fini di un'integrazione positiva, costruire una relazione collaborativa con la famiglia immigrata.

 

In un contesto aperto all'interculturalità, la famiglia straniera deve essere accompagnata in tutti i delicati passaggi dell'inserimento scolastico, in modo da essere in grado di partecipare attivamente alle attività scolastiche, condividere le informazioni dei diversi spazi educativi e realizzare con la scuola un'alleanza costruttiva.                                                I mediatori culturali, rappresentano una risorsa fondamentale per cucire il legame scuola-famiglia e per comprendere la specifica condizione in cui si trova il nucleo familiare.

Per incentivare l'intercultura nel gruppo dei pari è necessario coinvolgere tutta la classe attivando dinamiche relazionali tra insegnanti e studenti e tra gli studenti stessi. L'approccio interculturale lavora per costruire uno spazio educativo, una zona di mediazione culturale che opera l'identificazione della storia personale dell'alunno straniero senza cadere nella trappola dei facili riduzionismi e dell'etichettamento.                L'insegnante ha il compito di favorire la socializzazione, la comunicazione, l'ascolto e la comprensione fra il gruppo di pari per incoraggiare un spazio identitario di tutti gli studenti del gruppo-classe. Nella scuola dell'interculturalità, si promuove la rinnovata visione dell'insegnante dotato di una maggiore sensibilità alle diversità culturali e l'uso di strumenti metodologici opportuni. Tali metodologie verranno inserite nel programma didattico in una prospettiva interculturale trasversale che vedrà coinvolte tutte le discipline scolastiche.

Occorre fare attenzione a non appesantire eccessivamente il ruolo dell'insegnante, che deve essere coadiuvato dalla presenza di altre figure professionali.                             

Se il mediatore linguistico-culturale ha una funzione da ponte fra scuola e famiglia, oltre ad agevolare la lettura della storia di vita dell'alunno straniero, allora l'orientatore scolastico può favorire la scelta dello studente emigrato ed aiutarlo a prendere coscienza di sé, determinando il proprio futuro.

 

Il disorientamento dell'età adolescenziale, impatta inevitabilmente con la fatica di vivere la dimensione scolastica; nel caso di alunni immigrati le difficoltà tendono a sommarsi.

L'azione orientativa interviene nel sostenere la scelta della carriera scolastica e il suo proseguimento, fornendo allo studente straniero gli strumenti necessari per definire i propri obiettivi e sviluppare le risorse interne, in prospettiva degli sbocchi lavorativi. Di fatto, gli studenti orientati a comprendere i rapporti tra le loro emozioni, i pensieri e le motivazioni, sono in grado di trovare le risorse per incentivare le proprie competenze e hanno una maggiore consapevolezza di se stessi.

Richiede particolare attenzione l'inserimento dei minore stranieri quattordicenni che sono di fronte alla scelta del percorso scolastico. A questo proposito un intervento orientativo risulta cruciale non solo sullo studente immigrato, ma anche sulla famiglia, che va sostenuta a partire dalla scelta della scuola più idonea, in grado di rispondere alle esigenze del figlio minore. La famiglia non deve essere solo informata, ma orientata, in modo da individuare la realtà scolastica con le peculiarità più adatte per il proprio figlio, evitando così una scelta dettata semplicemente dalla vicinanza da casa. L'orientamento scolastico mira a prevenire situazioni di disagio, arginando il fenomeno della dispersione scolastica che vede gli alunni stranieri come soggetti deboli di fronte al fallimento dell'integrazione interculturale, a volte come esperienza e non sempre come prassi. In questa prospettiva l'orientamento rientra nella rete di supporto che contribuisce al successo scolastico di tutti gli studenti, anche di quelli stranieri, all'interno di un progetto interculturale.

L'organizzazione scolastica deve avviare tutti i  dispositivi necessari per un'integrazione a 360°, in grado di rispondere alle esigenze linguistiche, di apprendimento e orientamento del neo-inserito, mobilitando le risorse interne ed esterne all'istituzione scolastica.

 

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