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Sono le otto di sera di domenica 24 agosto. Il Camerun riceve il trofeo del vincitore del torneo di calcio intercomunitario. E' un giorno dove il sole non tradisce Ginevra per l'avvenimento a lungo preparato e voluto con tenacia dall'associazione Differenti e vicini, andato in scena in collaborazione con il gruppo aids del cantone, sostenuto dalla città e da diversi sponsor.
Dalle 9, le squadre del Congo, del Camerun, dell'America del Sud, la Costa d'Avorio, il Bukina Faso, il football club Croisette, l'equipe Multicolore, i Leoni del Sénégal, scendono in campo, aguerriti, carichi di ambizione, ma con un limpido concetto in mente: non sarà un giorno di lotta, di colpi bassi e di competizione senza regole, ma le ventiquattro ore del fair play, dell'incontro fra le diverse culture del medesimo pianeta, il momento della comprensione, degli sguardi incrociati, alla ricerca dell'altro e del bene comune.
Anche gli spettatori, i membri della famiglia, amici, abitanti, hanno integrato il concetto divulgato da chi organizza. Perciò fanno il tifo con il sorriso sulle labbra, discutono distesi con il vicino, sostenitore della parte avversa.
A Ginevra ogni gesto, ogni azione, ogni iniziativa sono multi-culti. Nel cantone con il 38% di stranieri, la percentuale più alta di tutto il territorio della Croce Bianca, il multiculturalismo non si compone artificialmente, non è fatto di azioni pensate e costruite. Semplicemente, è. Fa parte del vivere quotidiano. Quale allora il senso di un torneo di calcio intercomunitario? La ragione degli organizzatori è semplice. Sopportarsi non vuole ancora dire stare bene insieme. Tollerarsi non è sinonimo di conoscersi e frequentarsi. Un torneo è allora qui lo strumento ambizioso per abbattere i muri dell'indifferenza e della separazione. E' la costruzione di solidi ponti in grado di condurre dal vicino.
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