Nel nostro mondo sempre più multietnico e complesso abbiamo incontrato un uomo, padre Giulio Albanese, che con la sua vita testimonia ininterrottamente che le differenze non possono né arrestare il dialogo tra gli uomini né tantomeno innalzare barriere insormontabili.
Padre Giulio Albanese ha vissuto per anni in Africa, dove ha svolto la duplice attività giornalistica e missionaria. In Kenya per alcuni anni è stato direttore del "New People Media Centre” e di due testate sull'attualità africana in lingua inglese: il "New People Feature Service” e il “New People. Magazine”. Nel 1997 ha fondato MISNA (Missionary Service News Agency), agenzia di stampa on line in tre lingue (italiano, inglese e francese), un progetto editoriale che ha riscosso un notevole successo a livello internazionale. Collaboratore di varie testate giornalistiche, tra le quali “Radio Vaticana”, “Avvenire”, “Espresso” e “Radio Rai”, ha pubblicato diversi libri: “Sudan: solo la speranza non muore” (Emi, 1994), “Ibrahim amico mio” (Emi, 1997), “Il mondo capovolto” (Einaudi, 2003) e “Hic sunt leones. Africa in nero e in bianco” (Paoline 2006), “Soldatini di piombo” (Feltrinelli). Nel luglio del 2003 il presidente Carlo Azeglio Ciampi lo ha insignito del titolo di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti giornalistici nel Sud del mondo.
Che ruolo hanno oggi secondo lei le religioni nel mondo?
Le religioni hanno molte funzioni, ma prima di tutte la vocazione alla comunione fraterna, valorizzata con vigore da Papa Giovanni Paolo II durante tutto il suo pontificato e in particolare durante gli incontri di Assisi. In questo senso, insegnava il Papa, le religioni devono essere promotrici di pace, perché là dove c'è Dio c'è pace.