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Il contributo che www.bazarmagazine.ch, pone quale orizzonte per una riflessione sugli andamenti migratori nel Cantone Ticino, a cui Ermete Gauro dedica un'analisi chiara e approfondita, consente di discutere su come oggi l"informazione sia condizionata da un "sentito dire” generico, proposto secondo le convenienze politiche del momento. I processi migratori, i flussi che si sono evidenziati nei decenni, vengono frequentemente presentati come in costante aumento e, quindi, come fattori di instabilità sociale e aumento dei rischi a cui la collettività va incontro. Ma chi oggi si sofferma sulla realtà dei dati, o meglio, su questi dati? Pochi: anche coloro che promuovono serie politiche di integrazione sociale e che lavorano accanto alle persone migranti, sia in termini associativi che personali, a volte ricorrono a un’immagine che rispecchia ed evoca la progressiva “crescita del fenomeno”, contribuendo, pur con intenti costruttivi, a rafforzare quanto detto da coloro che, invece, pensano che la presenza di stranieri sia “un problema” che anno dopo anno cresce con gli stranieri stessi, senza limite. I dati, letti e correttamente interpretati, dicono invece il contrario. Cio’ non significa negare che esistono realtà dove la presenza di cittadini migranti puo’ essere percepita come particolarmente rilevante; si tratta di aree territoriali dove la loro concentrazione rispetto all’insieme della popolazione è maggiore, quindi fisicamente avvertita e riconosciuta. Ma questo, è uno dei fondamentali ambiti dove la disciplina dell’urbanistica e un approccio sociologico sostenuto ormai da decennali esperienze di studio e progetto sul campo, dovrebbero favorire una dimensione umana capace di superare l’idea dell’isolamento come condizione di sicurezza, pensando e realizzando spazi comuni di incontro che favoriscano il dialogo tra le persone e una migliore conoscenza delle rispettive culture. Esistono, città che si stanno ridefinendo grazie al concorso di molti attori; architetti, urbanisti, sociologi, artisti, cittadini; questo significa guardare avanti, cercando di favorire su un piano ecologico nuove forme di comprensione e relazione sociale, di comune interesse. I dati, finalmente riconquistati da una lettura corretta, non strumentale, alla loro valenza di realtà e analisi sociale - dunque anche qualitativa - potranno rendere a tutti un buon servizio.
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